Home

Chi Siamo

Le Aziende

News

Bassano Romano

Scrivi

 

Il Racconto

 

VERBI IRREGOLARISSIMI

 

Attingendo alla ricerca storica, fatta dalla signora R. Fabretti, apprendiamo che Bassano ha origine, come insediamento fisso, presumibilmente nell’anno 1175. Il primo nome che troviamo legato alla storia del paese è quello di Ricardo Di Puccio, un signorotto incaricato dal papa a porre ordine nelle proprietà della chiesa. Il palazzo della sua dimora è quello, ancora abitato, di fronte alla “piazzetta” dove finisce Via del Governo Vecchio. Durante il quindicesimo secolo, il feudo diventa condominio dei Savelli e degli Anguillara. Dopo una difficile convivenza tra le due famiglie, la proprietà passa definitivamente agli Anguillara che la detengono fino al 1595. Anno in cui esso viene acquistato da Giuseppe Giustiniani per il figlio Vincenzo. Sotto i Giustiniani, Bassano conosce il periodo più florido ed intenso di sviluppo della sua vita. Nel 1854 gli eredi di Vincenzo Giustiniani, indebitatisi fortemente, lo vendono agli Odescalchi per 55000 scudi. Gli Odescalchi mantengono la proprietà del palazzo e dell’annessa villa fino ai nostri giorni. Questo breve riassunto mette in luce due aspetti peculiari di Bassano. Il primo è che esso, rispetto ad altri paesi, è relativamente giovane. L’altro, non meno importante è che il povero borgo nel breve volgere di settecento anni ha cambiato ben cinque padroni, cosa non riscontrata in nessuno dei centri limitrofi. Può darsi che una storia così diversa dalle altre, abbia prodotto delle sottili differenze di comportamento negli abitanti. Chi mai potrà dirlo? Una cosa che si può dire è che il nostro dialetto si differenzia sostanzialmente dagli altri. Questo fatto ha incuriosito anche illustri abitanti che di tanto in tanto, seppur parzialmente, hanno tentato una catalogazione dei termini più usuali. Anch’io ho seguito questa pratica ed ho trovato circa quattrocento parole del dialetto bassanese. Debbo confessare che nel corso di questa ricerca, ho fortemente attinto alle mie fonti inesauribili: zia Gelia e nonna Savinilla ed ora che non ci sono più, a Teresina, valida erede. Lasciamo ad ognuno le analisi, le deduzioni e le conclusioni che si possono trarre sulla indubbia diversità del dialetto bassanese e che richiedono comunque un esame più attento. Questa volta occupiamoci dei verbi. Molte delle parole incontrate nella ricerca sono assai strane, alcune hanno una forma bizzarra. Con un po’ di cultura e un po’ di fantasia però, si può arrivare a carpirne il significato. Per i verbi invece sono dolori. O li si conosce o non c’è verso di venirne a capo. Prendiamone due dei più spinosi che metterebbero in crisi anche letterati di vaglia: AVARISSIMO e JATEBBENE.

AVARISSIMO, non è come qualche ingenuo potrebbe credere, il superlativo assoluto dell’aggettivo: AVARO. Esso è la prima persona plurale condizionale del verbo avere e significa: AVREMMO o DOVREMMO. Esso è utilizzato ancora oggi da persone anziane, mentre è in disuso tra i giovani. Riportiamo un episodio di vita vissuta realmente accaduto, con una frase che lo contiene. Protagonista un’anziana signora con il figlio, mio amico. Il luogo: il Corso di Viterbo. L’anziana signora un po’ miope, si ferma davanti ad una vetrina di un negozio d’abbigliamento. Guarda con attenzione i cappotti in bella vista. Decide che sono di suo gradimento dopo di ché rivolta al manichino all’ingresso, lo apostrofa: “AVARISSIMO DA FA’ ‘N PARTO’ (Dovremmo comperare un cappotto). Il manichino resta in doveroso silenzio. Qualche istante di attesa e la signora si lamenta con il figlio: OVEDI, NUN ME RESPONNE. Il figlio per nulla turbato le risponde: ARE DINNINI (Diglielo ancora). Il secondo episodio è riferito al verbo JATEBBENE (andatevene), di sicura origine napoletana ( Jatevenne), e si svolse qualche anno fa in via San Francesco, durante la festa della Madonna della Pietà. Era ed è consuetudine che la banda vada ad onorare i nuovi “signori” estratti a sorte tra i confratelli, eseguendo pezzi musicali davanti alle loro case. Ai suonatori, per cortesia, sono offerti vino e pasticcini. Evidentemente in quell’occasione i musicanti, vuoi perché erano stanchi vuoi perché avevano già eseguito tante marce, più che suonare, indulsero nel mangiare e soprattutto nel bere. La padrona di casa, spazientita poiché probabilmente si aspettava più prestazioni musicali o perché vedeva rapidamente esaurirsi le riserve agro alimentari, senza troppi complimenti, così li apostrofò: MUSICANTI; SI AVETE DA MUSICA’ MUSICATE, SINNO’ JATEBBENE.

Alla prossima.

 

G. Liberati

BASSANO ROMANO - 27-04-2004

Back