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IL RAGNOBUCHISTA
Esiste una categoria di uomini, per fortuna assai rara che, per i singolari aspetti della personalità, può essere ascritta alla famiglia dei “ragnobuchisti”. Il neologismo nasce nel riassumere in una parola, il modo di dire popolare: “ non riuscire a cavare un ragno dal buco”. Il motto è utilizzato nel parlare corrente, allorché di fronte ad una situazione assai semplice e di facile soluzione, a causa di indecisioni ed una serie di impedimenti artificiosi di natura psicologica, non si riesce a venire a capo di un problema.
Il ragnobuchista si cela sotto le sembianze di una persona distinta. A seconda dell’ambiente in cui opera, (ne esistono per ogni ceto sociale), potrete vederlo vestito in maniera inappuntabile mentre, disinvolto e professionale, affronta argomenti di varia natura. Con una collocazione politica ben definita che non lascia adito a dubbi, sempre informato, egli ha le idee chiare su qualsiasi avvenimento di cronaca. Con il sigaro, il giornale sotto braccio, l’aria crucciata di chi è consapevole. In una discussione su problemi sociali o politici, è pronto a confutare con fredda determinazione ed in maniera sprezzante, qualsiasi opinione suggerita dal buonsenso e gradita alla maggioranza. L’interpretazione dei fatti, anche i più evidenti, perde consistenza fino a sbriciolarsi sotto i colpi della sua sferzante analisi. Alla fine non restano che le sue opinioni. I fragili convincimenti che animavano il dibattito si dissolvono come nebbie al sole. Lo sconcerto cala sull’uditorio. Cosa fare? È l’ interrogativo che rimane nella gente dopo una discussione con un ragnobuchista. Qualcuno interpreta questo suo fervore e la competenza dimostrata, come un segno di disponibilità. Nemmeno per idea; se gli si propone una partecipazione ad un ruolo qualsiasi in una associazione od in qualche organizzazione pubblica, rifiuterà categoricamente. Le scuse addotte saranno del tipo: “se siete degli stronzi che cosa volete da me?”
In rari casi si riesce a coinvolgerlo. Per poco tempo però. Dopo un primo momento nel quale starà a guardare come per farsi un’opinione di come agire in seguito, egli stupirà tutti ritirandosi ancor prima di cominciare. Se gli si chiederà conto del suo comportamento, non darà spiegazioni, anzi reagirà attaccando: “Tanto non c’è niente da fare,ed io non intendo mischiarmi a questo branco di caproni rozzi e semianalfabeti.”
Per capire la complicata psicologia di un individuo simile, bisogna ricorrere ad un esempio. Guardando da una certa distanza una fotografia su un qualsiasi quotidiano, vedremo certamente il personaggio o la scena rappresentata. Di fatto la fotografia non ha una struttura omogenea, se infatti la avviciniamo, noteremo che pian piano l’immagine svanisce ed al suo posto una serie fitta fitta di puntini di varia intensità di colore. Allontanandoci essa ricompare come per incanto. Non è avventato paragonare il tessuto complessivo della società a quello della fotografia. I fatti quotidiani, lo svolgersi degli avvenimenti, siano essi di natura politica religiosa o sociale, costituiscono i puntini; tutti insieme e guardati da una certa distanza, costituiscono il quadro generale, la storia della società. Avere una visione complessiva non è così semplice come si è appena detto. Vedere tutta la fotografia, è cosa difficilissima o addirittura impossibile. Dipende da un sacco di cose, molte delle quali indipendenti dalla nostra volontà. Senza però andare troppo lontano, per avere un quadro sufficientemente chiaro da farci capire almeno il senso delle cose che ci concernono, basta avere spirito di osservazione e sopratutto una discreta capacità di sintesi. In varia misura ognuno di noi ne possiede. Questo ci permette di guardare la fotografia e, seppure in maniera non completamente nitida, scorgerne il soggetto principale. Il ragnobuchista ne è totalmente privo. E’ attirato dai particolari e solo su essi dibatte e forma la sua idea. Volta per volta metabolizza, facendole sue, le tesi e le opinioni che ha letto sui giornali. Guai a chi osa confutarle. L’incapacità di elaborare anche una sintesi parziale, gli impedisce di collegare gli avvenimenti ed intravederne l’intrinseco filo conduttore. Con queste premesse ogni obiettivo diventa per lui irraggiungibile. La consapevolezza di questo limite lo rende aggressivo e poco incline al dibattito. Il Ragnobuchista è quindi persona da scovare ed accuratamente evitare, pena: il fallimento di qualsiasi progetto.
G. Liberati
BASSANO ROMANO - 03-08-2004