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PAESE CHE VAI……
“Lo metti in bolla con queste rotelline. Fissi il punto in questa specie di ragnatela, quando è al centro lo segni. Fammi questo piacere. Lo so che sei qui per fare un altro lavoro, ma ho alle calcagna quei maledetti indiani delle “carote” che ogni mezz’ora mi chiedono quando possono cominciare. Io, purtroppo, ho due noiosissime riunioni con il cliente; una a Kirkuk per l’impianto di etilene ed una a Bagdad per il L.A.B, quello tuo”. Le rotelline erano le viti micrometriche e la ragnatela, il reticolo dello strumento. Tra l’altro nei dieci secondi in cui, secondo lui, mi aveva insegnato ad usare il “livello” non aveva nemmeno tolto il tappo dall’obiettivo.
Tortuga, site manager di lunga fama, famoso in società per aver organizzato, al momento dello scoppio della guerra con l’Iran, la fuga di tutti i nostri tecnici attraverso il deserto irakeno, verso la Turchia e la Grecia, era fatto così: ottimo organizzatore, ma guai a parlargli di lavoro. Può darsi che a Kirkuk, l’altro cantiere, ci dovesse andare per davvero ma a Bagdad avevo seri dubbi che la riunione fosse con il cliente. Tortuga, così soprannominato per il corpo tozzo e squadrato, era famoso anche per altre cose. “Ah, se hai bisogno di aiutanti prendine quanti ne vuoi; abbiamo dieci tailandesi che ci hanno spedito dall’altro cantiere e non sappiamo ancora cosa fargli fare”. Ciò detto salì nella limousine che lo attendeva a motore acceso e scomparve in una nuvola di polvere. Il mio aiutante, un tailandese dalla corporatura minuscola, saltò giù agilmente dal cassone del pick-up. Con destrezza si caricò i picchetti, il martello, le piastre numerate e la stadia che sembrava una scultura futurista. Io presi lo strumento. Dico tailandese perché me lo avevano detto ma non avrei potuto affermarlo. Portava una tuta arancione. In testa un passamontagna nero. Gli occhi coperti dagli occhiali scuri di sicurezza e le mani dai guanti. Nemmeno un centimetro quadrato di pelle era esposto alla natura. Le prime due operazioni che si fanno quando si comincia la costruzione di un impianto industriale sono: la recinzione ed il “soil test”. Per la recinzione stavano già piazzando i paletti, per il “soil test” la macchina carotatrice era già sul posto ed attendeva che gli segnassimo il primo punto per iniziare la perforazione. Il “soil test” o prova del terreno, è un’operazione molto importante. L’area viene perforata secondo uno schema prestabilito. Le “carote” che si ottengono sono esaminate dal geologo. In base alla qualità degli strati che si incontrano nel sottosuolo, egli stabilisce la portanza media del terreno. Ciò determina la profondità ed il volume delle fondazioni che sosterranno i futuri apparecchi e macchine. Un terreno paludoso abbisognerà dei pali mentre in un terreno pietroso sarà sufficiente scappellare la superficie per appoggiare le fondazioni. E’ evidente che parlando di migliaia di metri cubi di calcestruzzo, una corretta analisi del suolo permette di progettare delle fondazioni adeguate quindi di non sprecare inutilmente il cemento risparmiando un sacco di soldi. All’epoca poi, il calcestruzzo glielo facevano pagare una cifra esorbitante ma Saddam, quando si trattava di realizzare i suoi progetti egemonici, non badava a spese. L’impianto che doveva sorgere a Baiji, una cittadina a nord di Bagdad, si chiamava L.A.B. Ufficialmente avrebbe dovuto produrre detersivi, ma nell’ambiente si diceva che i detersivi erano solo una copertura. I tedeschi, con una piccola unità di alchilazione, potevano fargli produrre anche aggressivi chimici. Nella guerra del golfo, nel millenovecentonovantuno, infatti il L.A.B fu uno dei primi impianti rasi al suolo dagli americani. Piazzai lo strumento e con l’aiuto della planimetria cominciammo il lavoro. Il tailandese non parlava una parola di inglese, tra l’altro non ce n’era bisogno. Comunicavamo a gesti. Di quà, di là con il pollice. Avanti indietro. Stop con la mano aperta; piantare picchetto, imitando il gesto del martello. Si muoveva ubbidiente ad ogni mio segno come un pupazzetto radio comandato. Una volta gli feci anche il segno verso l’alto. Naturalmente scherzavo ma prima di capire fece vari tentativi, anche quello di fare dei piccoli saltelli poi, mi vide ridere, e si fermò. Forse rise anche lui. Il lavoro procedeva spedito. Gli indiani della carotatrice avevano sorrisi larghi e si sprociuttavano in inchini ogni volta che li incrociavamo. Da più di una settimana, Tortuga gli rimandava l’inizio dei lavori di giorno in giorno. Quando mi videro piantare il primo picchetto dovettero considerarmi come una specie di benefattore. Lavoravamo solo la mattina poiché faceva molto caldo. Nel clima secco dell’Iraq, bisognava bere in continuazione anche se non ne avvertivi lo stimolo, altrimenti ti disidratavi. Alle dieci: pausa caffè. Lasciavo il mio aiutante al suo campo e lo passavo a riprendere dopo una mezz’oretta. Lo trovavo accucciato all’ombra. Senza dire una parola, saltava sul pick-up e via di nuovo a piantar picchetti. Il lavoro durò tre giorni senza che io riuscissi a vedere la sua faccia. Il caposquadra, quando, finito il lavoro lo rimandai al gruppo, mi chiese se si era comportato bene e se ero soddisfatto. Gli risposi di si naturalmente e approfittai per chiedergli la ragione del suo camuffamento. Mi spiegò che nel suo paese, la Tailandia, essere abbronzati equivale ad appartenere ad una classe sociale molto bassa. Solo chi non ha del suo come operai, pescatori, contadini è costretto per il suo lavoro a stare al sole e quindi ad abbronzarsi. Gli altri, possidenti, commercianti, ricchi in genere mantengono il colore tipico bianco latte della popolazione. In seguito anche in altri paesi del medio oriente ebbi l’occasione di vederne ancora. Un mese o poco più dalla partenza per le vacanze, con molta gioia, poiché mediamente il viaggio interruttivo si verifica ogni due anni, con un po’ di soldi e con i loro carico di speranze, si sottopongono al pesante sacrificio di coprirsi interamente. La pelle si sbianca, cosicché i connazionali abbiano nei loro confronti una considerazione diversa.
G.Liberati
BASSANO ROMANO - 27-04-2004